Anffas e Tuttincluso vicine al progetto editoriale “Cresciamo insieme” di Clementoni

Sabato 22 dicembre verso le 16:00 alla libreria per bambini e ragazzi Bidibi Bodibi Book di Elisa Zippilli e Eleonora Splendiani (in Corso G. Matteotti, 32), Elena Carrano, insieme con Annarita Valeri, presenteranno alle famiglie, operatori, insegnanti, educatori e bambini i libri del progetto editoriale “Cresciamo insieme” di Clementoni.

A seguire sono tutti invitati a pochi passi di distanza dalla libreria e cioè da Tuttincluso – Anffas Macerata (in Corso G. Matteotti 20) per gustare prodotti natalizi e specialità dolciarie del territorio in vendita nel negozio. Da Tuttincluso verrà mostrato, con l’aiuto dei ragazzi dell’Anffas, come un libro che accompagna la crescita di genitori e bambini può essere uno bellissimo regalo.

L’autrice Elena Carrano

Elena Carrano è una collaboratrice storica di Anffas, da molti anni terapista della riabilitazione presso il centro ambulatoriale Anffas Macerata e appassionata di letteratura per l’infanzia e sviluppo del bambino. Anffas Macerata l’ha incontrata.

Cosa è il progetto editoriale “Cresciamo Insieme” di cui sei curatrice?
“È una linea editoriale nata nella Clementoni, importante azienda multinazionale del nostro territorio, che ho avuto il grande piacere di curare nella progettualità e realizzazione, che vuole offrire ai genitori e tutti gli adulti che si occupano di bambini un percorso sulle “buone prassi in famiglia”, attraverso libri di qualità, suggerimenti di lettura, musica e gioco, che li renda più consapevoli delle proprie scelte e stili educativi, protagonisti del proprio e del benessere dei propri figli, e quindi in grado di sviluppare pienamente la propria genitorialità. Ascoltare una storia letta ad alta voce, sfogliare un libro di qualità insieme, giocare con una filastrocca, con la musica, sono tutte attività che hanno lo scopo di far stare bene i bambini e le bambine, grazie al contatto, alla vicinanza, all’intimità e alla complicità che adulti attenti e disponibili creano attorno a loro. È in famiglia che si gioca una partita decisiva ai fini della salute e del benessere individuale, così come della buona convivenza sociale”.

Qual è il ruolo di Anffas Macerata in tutto ciò?
“L’Anffas è un associazione di famiglie che è anche la mia seconda famiglia, considerato che ci lavoro dal 1986 e ha creduto e accolto subito questo progetto comprendendone il valore di sostegno e attenzione verso i genitori e bambini. Sono davvero felice. Spero ne nascerà una collaborazione stabile”.

Giocare è un piacere o un diritto?
“L’infanzia è il suolo sul quale andremo a camminare per tutta la vita”. Le parole di Lya Fett Luft sono molte significative. Giocare è un diritto primario e primitivo, che porta in se piacere e necessità proprie dello sviluppo armonico della persona e per questo l’attività ludica costituisce l’esperienza “di fondo” di tutta la vita infantile. E’ nella prima infanzia che si formano le nostre capacità emotive, cognitive e sociali che ci accompagneranno e caratterizzeranno in età adulta. Sono i bisogni di movimento e di esplorazione tipici dell’infanzia che spingono al gioco. Il gioco, di certo, si fonda sul principio del piacere e, più tardi, dell’attribuzione di significato: si può iniziare a giocare per piacere ma solo quando il gioco acquista senso si può continuarlo, posticipando il piacere ad un momento seguente all’azione compiuta. Giocare, iniziare a giocare e continuare a giocare è correlato all’atteggiamento che si ha nei confronti della realtà”.

La lettura fa parte del gioco?
“La lettura è (anche) gioco perché va intesa come una buona pratica bella e divertente, oltre che utile. Gli esseri umani imparano interagendo direttamente con altri esseri umani (imitandone il comportamento, ascoltando quello che dicono) oppure, interagendo con opere prodotte da altri esseri umani (i libri, i quadri, le musiche, il teatro, ect.). I bambini imparano per imitazione e osservano attentamente ciò che accade attorno a loro. Essi apprendono principalmente dall’esempio, dal modello genitoriale e dalle figure familiari. Quando i bambini sono rassicurati e sostenuti possono dare massima espressione alle proprie capacità esplorative, emotive e cognitive, e la lettura è riconosciuta a livello internazionale tra le prassi più significative per lo sviluppo affettivo relazionale e cognitivo”.

Un bambino con disabilità quale percorso dovrebbe seguire nel gioco?
“I bambini hanno il diritto allo sviluppo in tutti gli aspetti della loro vita compreso lo sviluppo fisico, emotivo, cognitivo, psicosociale, sociale e culturale.” Convenzione ONU sui diritti del bambino (1989). Parto dalla convenzione dei diritti dell’infanzia per ribadire che quando si parla di un bambino con disabilità, bisogna ricordarsi innanzitutto di trovarsi di fronte ad un “bambino”, che come tutti i bambini ha una capacità immensamente superiore ad un adulto ad adattarsi alla realtà e quindi di sviluppare gli anticorpi necessari per convivere con la “normalità” della propria disabilità. Giacomo Leopardi ha scritto: “…I fanciulli trovano tutto nel nulla, gli uomini trovano il nulla nel tutto…”Ed è per questo che in ogni bambino, con disabilità o senza, troviamo un enorme e irrefrenabile voglia di vivere a cui gli adulti devono dare una risposta, difendendolo da ogni abuso o sopraffazione. Ogni bambino con disabilità ha la sua normalità. Il gioco ha sempre le stesse finalità e peculiarità, indipendentemente dal contesto e dalla persona: piacere, creatività, libertà, che possono essere salvaguardate solo se c’è la mediazione di un adulto che ne fa da garante. È questa presenza che fa davvero la differenza tra un gioco stereotipato, solitario di un bambino con disabilità e un gioco creativo interagito dove la disabilità diventa componente e non limite. È nell’essere e fare insieme, genitore e bambino, che l’esperienza del gioco diventa possibile, valorizzando la personalità di entrambi: un genitore che riconquista il proprio figlio nella relazione e nella comunicazione di un’attività condivisa; un bambino che nella fiducia relazionale riconosce il proprio corpo, il proprio pensiero, se stesso. Spesso i genitori ritengono il gioco un’attività inutile o secondaria rispetto agli interventi riabilitativi su cui investono molto. Il gioco è un bisogno psicologico e biologico del bambino con disabilità che può esserci solo con la motivazione e la presenza di un adulto che provi piacere nel fare la stessa esperienza. Noi dobbiamo fargli scoprire la sua normalità. Ogni bambino deve provare, sapere, quali sono le sue potenzialità e le sue risorse e farle diventare abilità: questa è la sua normalità”.

I genitori e familiari di un bambino con disabilità come dovrebbero interagire con lui?
“Devo fare una premessa fondamentale a proposito del processo dell’attaccamento che è il legame emotivo che si sviluppa tra i genitori e figli fin dalla primissima infanzia e si estende a tutti gli stadi della vita, rappresentando una base emotiva per tutta l’esistenza, dalla nascita fino alla vecchiaia. La strutturazione di questo attaccamento sicuro, durante il primo anno di vita, è fondamentale per la crescita armonica del bambino. Talvolta la costruzione del legame di attaccamento può essere difficile se, nella fase iniziale di rapporto col proprio figlio, interviene un evento traumatico, una nascita prematura, un parto difficile, un ritardo di sviluppo, ma anche eventi traumatici come un lutto improvviso, una separazione, una depressione post partum. Un attaccamento insicuro è da considerarsi un fattore di rischio per lo sviluppo di fragilità future mediche, psicologiche ,sociali. Il modo con cui i genitori interagiscono ed educano i loro bambini con disturbi dello sviluppo a vari livelli, è direttamente legato a quanto poi questi saranno indipendenti, ma anche capaci di collaborare con gli altri, nella loro vita futura”.

Chi sono, oltre a te, gli autori dei testi, delle immagini dei libri? Ci ricordi i titoli e una breve sinossi di ciascuno?
“Dal progetto, sono nate 2 collane: la prima è ”Leggimi presto” pensata per i genitori in attesa e gli adulti in genere e la seconda è “Aiutami a capirmi” pensata per lettori in erba partendo da bambini sotto i 3 anni.

Fanno parte della prima collana ”Leggimi presto” 3 albi illustrati da Pia Taccone:

“Chissà se avrai i miei occhi”, raccolta poetica curata da me.
Un albo raffinato e commovente sulla poesia del nascere e divenire in tutte le cose. C’è tutto un mondo fantasmatico che precede il concepimento biologico di un figlio e che ha a che vedere con la sua concezione, intesa come mettere dentro di sé, formare dentro di sé un’idea, un’immagine di figlio. Non è ancora il bambino reale, è un bambino immaginato, fantasticato dal futuro padre e dalla futura madre. Una raccolta di poesie che racconta le fantasie che si attivano nell’attesa e che ci riporta anche a rivisitare la nostra infanzia, i desideri, le aspettative, i rapporti con i nostri genitori, tra pensieri di madri, di padri, di figli, di pensieri e di scompigli dell’animo.

“E un giorno arrivi tu” di Elena Pigliacampo.
È la storia di Teresa e Paolo e del loro incontro spettacolare. Un viaggio nelle memorie d’infanzia per ritrovare ciò che siamo, e nelle fantasie del futuro per scoprire ciò che desideriamo, nell’attesa dell’incontro che cambierà la nostra vita.

“Se tu, allora io” di cui sono l’autrice.
Se io imparo con te, allora sarà giorno anche il buio fondo e avrò ali per volare planando e radici per atterrare sicuro.Una poesia delicata e profonda che racconta la vita nella sua quotidianità fatta di confusione e disordine, ma anche di amore e complicità. Un albo illustrato da sfogliare e leggere insieme per superare quelle piccole grandi difficoltà che fanno crescere i bimbi ma anche i genitori.

Fanno parte della seconda collana “Aiutami a capirmi” i primi 3 libri interattivi, pensati per lettori in erba (di cui 2 cartonati di media dimensione, che possono andare in mano a bambini sotto i 3 anni) quando cominciano ad essere coscienti dei sentimenti e gli rendono chiaro che le emozioni che prova, a volte vissute con negatività, sono comuni a tutti. Sono libri sull’importanza di conoscersi e accettarsi; libri per vivere emozioni positive coi propri figli, perché sono proprio le emozioni positive la spinta evolutiva per crescere bene:

“Un mare di paure” di Eva Rasano
Racconta la storia del piccolo cavalluccio Toni che nuota in un mare di paure. Figuratevi cosa può accadere se si scopre che tutti quelli che incontra hanno anche loro le proprie paure, perfino quelli che appaiono più grossi e forti! Insomma, la paura esiste anche se non si vede e tutti l’hanno provata qualche volta, ma se la si condivide e insieme la si affronta diventa di sicuro un po’ più piccina. E voi mamma e papà, chiede alla fine il piccolo Toni, che paure avete?

“Punti di Svista” di Eva Rasano e me
Invita alla scoperta con “Occhi aperti, passi lievi, scopro un mondo, non credevi? E nel gioco di viaggiare io non smetto di guardare…” Non sempre ciò che sembra è come appare. Un libro interattivo, anarchico, fustellato con fori, da girare e manipolare, che ci invita alla scoperta del mondo guardando le cose da una prospettiva diversa, senza farci ingannare dalle apparenze. Accompagnato da una poesia filastrocca da imparare e cantare a squarciagola con mamma e papà.

“Il libro della calma”
Il nostro gioiello; frutto di un lavoro collettivo di Andrea Cozzoni, Annarita Valeri, Loretta Cordoni e me. Quando monta la rabbia, la festa è finita! E allora io salgo sul mio aereo e vrrrooommm… volo via! Con il libro della calma mettiamo in gioco la rabbia in una metafora visiva (i coriandoli e un piccolo aereo di carta) che aiuta i bambini a visualizzare il legame tra pensieri, emozioni, impulsi e azione. Un libro gioco da agitare bene prima dell’uso, che non va tenuto semplicemente in mano con le pagine aperte, ma si scuote, si batte, si ruota, si inclina, si soffia, perché solo così si può aiutare il giovane protagonista a ritrovare la strada di casa”.

Di Paola Olmi, riproduzione riservata©

 

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