Macerata coinvolta in un grande abbraccio

Un abbraccio rotondo e collettivo ha contagiato chi nel pomeriggio di domenica è stato al Lauro Rossi di Macerata.

Paolo Ruffini e alcuni attori della compagnia Mayor Von Frinzius fra cui Andrea, David, Federico, Giacomo, Simone ed Erika – disabili – hanno messo in scena uno spettacolo sulle relazioni umane paradossale, spietato, intimo, commovente e irriverente che ruota intorno all’improvvisazione e al significato di disabilità.
Uno spettacolo in cui anche il pubblico è attore in un circuito a doppio senso fra platea a palco vestito a festa di Natale. Un atto unico sulla bellezza potente della vita che si esprime attraverso le diversità di ognuno perché, per dirla alla Franco Basaglia, “visti da vicino nessuno di noi è normale”.

Sul palco c’è Simone che ama ballare la disco music, Andrea che si è innamorato di Matilde conosciuta il giorno addietro; poi Erika, la femme fatale, Federico il poeta e jettatore, e, ancora, Giacomo che adora fare l’attore e David con la sua possente voce tenorile. E Paolo Ruffini con le sue avventure da vecchio 39enne che ha a che fare con i social e che ricorda la sua giovinezza.

E sul palco sale chi è sposato da più di trent’anni e il cui segreto è la pazienza, chi si vergogna, chi non sa cosa dire e poi di nuovo Paolo Ruffini aggancia il pubblico per chiedere il titolo del film a cui si è particolarmente legati e proprio intorno a quei titoli, magistralmente, costruisce la trama del suo monologo finale.

Ma alla fine, chi è il disabile? È, semplicemente, colui a cui qualcuno ha detto “non sei abile a…”.
E Ruffini ricorda che ogni giorno vede chi è disabile al sorriso o alla felicità. Poi tutto torna nell’energia del fare teatro, nella bellezza del sapere, nell’amore e nella condivisione del gesto umano più bello e rassicurante che dal palco raggiunge la platea: un grande abbraccio.

Testo e foto di Paola Olmi

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