Paolo Ruffini e il suo grande abbraccio

Paolo Ruffini non ha un attimo di tempo libero, impegnato con la registrazione della trasmissione Tv “Colorado”, terminata la promozione di Cattivissimo Me 3, uscito a fine estate, in cui ha doppiato Balthazar Bratt, attivissimo in quella del film “Super vacanze di Natale” e in tournée con il teatro. Domenica 3 dicembre, giornata internazionale delle persone con disabilità, è stato a Macerata con Andrea, David, Federico, Giacomo, Simone ed Erika, sei attori livornesi trentenni della compagnia Mayor Von Frinzius, disabili. Sono andati in scena al Lauro Rossi per presentare “Un grande abbraccio”. Una pièce ricca di ironia, con Paolo Ruffini, per la regia di Lamberto Giannini, farcita di battute forti e dirette, di sarcasmo, di autoironia, di straordinaria quotidianità. Uno spettacolo comico che parla delle relazioni umane in cui anche il pubblico sarà protagonista e al termine condividerà con gli attori un gesto antico e rivoluzionario: un grande abbraccio.

Cosa significa per lei l’abbraccio e quanto è importante in questo spettacolo e nella vita?

“Considero l’abbraccio – dice Paolo Ruffini – un gesto potente e rivoluzionario. Trovo sia qualcosa di poetico e addirittura terapeutico. Abbracciare significa includere, stringere dentro e non tenere fuori, significa accogliere, donare qualcosa di te all’altro e ricevere un regalo. Nello spettacolo è particolarmente significativo perché rappresenta la volontà di superare le distanze tra palcoscenico e platea e creare un’occasione di vera condivisione”.

Mayor Von Frinzius è composta da circa 90 attori, metà dei quali sono disabili; che La compagnia tipo di disabilità hanno i sei attori che sono con lei a Macerata per Un grande abbraccio?

“I miei colleghi Andrea, Erika, Giacomo, Federico e Simone sono ragazzi Down e David è autistico. Per rispondere alla domanda, però, – continua – posso dire che hanno tutti la ‘Sindrome di UP’, con cui hanno contagiato anche me, perché sono capaci di emozionarsi e di accogliere la vita con un’intensità straordinaria e difficile da raccontare. Questi ragazzi hanno un talento per la felicità, per la bellezza e sono di sicuro più abili di me in molte discipline, come dimostrano nello spettacolo”.

“Un grande abbraccio” non è la promozione di un’azione sociale ma un’esperienza ogni volta diversa (perché c’è molta improvvisazione) il cui scopo è quello di divertirvi e far divertire. È corretto?

“E’ uno spettacolo comico a cui lavoro per egoismo! Perché ho l’opportunità di imparare qualcosa da questi ragazzi e soprattutto – conclude Ruffini – ho il piacere di lavorare con loro, una cosa che mi fa davvero stare bene. Il risvolto sociale esiste, i ragazzi sono contrattualizzati come professionisti e come tali lavorano e si impegnano. Tuttavia il nostro scopo è fare teatro, fare arte e soprattutto far ridere ed emozionare il pubblico: il mestiere dell’attore”.

Il prossimo anno questo spettacolo lascerà il posto a Up & Down, vero?

Quali sono le differenze e le analogie fra i due? “UP & Down è l’edizione 2018 del progetto che porto avanti da tempo con Lamberto Giannini e la Compagnia Mayor Von Frinzius, ogni stagione lavoriamo su uno spettacolo diverso. Continuiamo ad affrontare il tema delle relazioni, delle diversità, della capacità di meravigliarsi, però i personaggi e le dinamiche cambiano. Soprattutto questo spettacolo può definirsi ‘continuamente irripetibile’ perché si lavora con il pubblico, con l’umore che c’è in sala e sul palco e c’è una grossa dose di improvvisazione, quindi è uno spettacolo che ha bisogno di essere condiviso e ‘partecipato’ ”.

Cosa è la disabilità?

“La disabilità forse è negli occhi di chi guarda il limite senza riuscire a vedere le possibilità. Di chi non sa trasformare la diversità in opportunità, di chi non è resiliente. Ci sono molte persone “disabili” alla felicità, all’accoglienza, all’ascolto. Siamo tutti diversamente abili o diversamente normali, e siamo tutti meravigliosamente diversi”.

Lo spettacolo “Un grande abbraccio” ha chiuso la Settimana dell’Inclusione (27 novembre – 3 dicembre 2017) organizzata dall’Università di Macerata in collaborazione con il Comune, l’Anffas e tante associazioni territoriali impegnate nella tutela dei diritti e la qualità di vita delle persone disabili. Al termine dello spettacolo, portato in città grazie ad Anffas Macerata, è stato possibile acquistare il calendario 2018 Anffas Macerata Onlus per sostenerne l’attività e i progetti futuri.

di Paola Olmi
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